Fabio Dott. Bonini Andrologo - Specialista In Urologia

  • andrologo

Infertilità di coppia: il fattore maschile

L'infertilità di coppia rappresenta un importante problema medico e sociale: secondo stime dell'Organizzazione Mondiale della Sanità colpisce il 15-20% delle coppie in età fertile nei paesi industrializzati. Secondo stime approssimative la nuzialità media in Italia è di circa 300 mila matrimoni/annui, per cui 30-45 mila coppie avranno problemi riproduttivi e ci saranno circa 15-20 mila maschi all'anno con problemi di fertilità. Nel nostro Paese sono circa 30 mila le coppie che si sottopongono ogni anno ad un programma di fecondazione in vitro. Le esperienze compiute negli ultimi anni hanno permesso di chiarire che almeno la metà delle cause dell'infertilità di coppia è da ricercare nel maschio ed hanno identificato nuove cause di infertilità maschile quali per esempio le cause genetiche, con importanti ripercussioni cliniche, diagnostiche, terapeutiche, prognostiche e di ordine etico-morale. Le patologie riproduttive ormai sono caratterizzate da una rilevanza sociale per i loro riflessi negativi sul tasso di natalità e anche per il forte impatto economico delle attuali tecniche di riproduzione assistita. Oggi ci troviamo di fronte da un lato alla notevole prevalenza ed all'incremento dell'incidenza di patologie soprattutto maschili quali malformazioni congenite, varicocele, tumori testicolari, e, dall'altro lato, alle numerose incertezze che permangono sui meccanismi etiopatogenetici ed alla frequente necessità di iter diagnostici e terapeutici impegnativi ed onerosi. A questo si aggiunge negativamente, il venire meno dello screening rappresentato dalla obbligatorietà della visita di leva che permetteva una diagnosi precoce di alcune malattie. I dati della Letteratura Internazionale evidenziano infatti che: il 30-40% dei giovani maschi di età compresa tra i 14 e i 19 anni presenta una patologia andrologica e che alla visita di leva il 45% dei giovani è affetto da una o più patologie andrologiche che potevano in varia misura interferire negativamente con una normale attività sessuale e riproduttiva.

L'infertilità maschile è tuttoggi un capitolo estremamente ampio, complesso ed in rapido divenire. Il ricorso a inseminazioni intrauterine (IUI), alla iniezione intracitoplasmatica (ICSI) o alla fecondazione tipo FIVET hanno spesso permesso di raggiungere la gravidanza sperata tralasciando di prendere in considerazione la diagnosi ed il trattamento del fattore maschile che pure è causa del 50% dei casi di infertilità di coppia. Non si capisce però perché tali cause se rimovibili, non possano essere curate al pari delle altre malattie a prescindere dal ricorso o meno a tecniche di riproduzione assistita. E ancor meno si capisce questo atteggiamento se si pensa che a volte le cause di infertilità maschile possono essere particolarmente gravi. E' infatti ormai noto che nel maschio infertile il rischio di sviluppare una malattia neoplastica è circa il triplo rispetto alla popolazione generale, o che nella stessa popolazione l'incidenza di anomalie genetiche è di 10 volte superiore a quella della popolazione generale. Di qui la necessità di approcciare al problema della infertilità maschile considerando che si potrebbe trattare non di una "malattia" a se stante ma di un sintomo di una alterazione o affezione più importante.

D'altra parte non è possibile tralasciare il fattore "età" e/o eventuali comorbidità della partner del maschio infertile in quanto occorre evitare perdite di tempo in esami, accertamenti e/o terapie inutili e costosi.

Oggi, fortunatamente tali considerazioni sono state accolte dalla maggioranza degli specialisti che si occupano di medicina della riproduzione: NELLA VALUTAZIONE DELLA COPPIA INFERTILE E' NECESSARIO UNIRE E SINCRONIZZARE L'ESPERIENZA del GINECOLOGO, dell'ANDROLOGO e del BIOLOGO.

Cause e fattori di rischio dell'infertilità maschile

Le cause dell'infertilità maschile sono molto numerose: in estrema sintesi possono suddividersi in cause endocrinologiche (iperprolattinemia, ipertiroidismi, alterazioni secrezioni gonadotropine), genetiche (S. di Klinefelter, traslocazioni cromosomiche, microdelezioni del cromosoma y, fibrosi cistica), autoimmunitarie (anticorpi anti-spermatozoi), oppure secondarie a testicolopatia primaria, criptorchidismo, ostruzione delle vie seminali, varicocele, disturbi dell'eiaculazione (retrograda o assente), infezioni della prostata e delle ghiandole sessuali accessorie (acute o croniche), malattie a trasmissione sessuale (Clamydia, Micoplasma, Ureaplasma), ostruzione delle vie seminali.

I principali fattori di rischio per l'infertilità maschile sono: criptorchidismo (mancata o ritardata discesa del testicolo nel sacco scrotale), ipotrofia testicolare (testicolo di dimensioni ridotte), varicocele, tumori del testicolo, torsioni del funicolo spermatico, traumi testicolari, infezioni del tratto genito-urinario (prostatiti, epididimiti, orchiti), cause iatrogene (esiti di interventi, chemioterapia, radioterapia), malattie sistemiche o endocrine (epatopatie, nefropatie, diabete, ipogonadismi centrali), fattori genetici.

Fattori di rischio con evidenza ancora limitate sono: esposizione a fattori tossici ambientali e/o occupazionali, fumo, abuso di droghe e alcool, età, aumento temperatura scrotale (esposizione ad elevate temperature), familiarità per infertilità e poliabortività, polimorfismi genetici.

Sicuramente ha importanza l'esposizione a fonti di calore elevate anche periodi brevi così come un esposizione a temperature più moderate ma per periodi prolungati: assumono quindi rilevanza i bagni caldi, le saune, il posizionamento dei computer portatili sulle gambe. Inoltre vi sono attività lavorative a rischio da questo punto di vista come saldatori, fornai, o comunque coloro che lavorano in vicinanza di fonti di calore importanti. L'aumento della temperatura scrotale determina un aumento delle atipie spermatiche (spermatozoi con forma anomale), riduzione della motilità e riduzione del numero degli spermatozoi. Ricordiamo che anche un banale stato febbrile determinando un aumento della temperatura corporea generale ed ovviamente anche dei testicoli può determinare una alterazione temporanea e reversibile della spermatogenesi (ovvero della produzione degli spermatozoi). Inoltre alcune attività lavorative possono incrementare il rischio di infertilità per esposizione a sostanze tossiche, radioattive o a seguito di microtraumatismi (taxisti, camionisti).

Il fumo di sigaretta si associa ad una più alta percentuale di spermatozoi malformati (teratospermia), ma può alterare anche il volume dell'eiaculato, la concentrazione degli spermatozoi e la loro motilità. Si ricorda che così come per succede anche per altri apparati (vd apparato respiratorio) assume importanza anche l'esposizione al fumo passivo e non solo a quello attivo.

Deleteri sono l'utilizzo di droghe (sia cosiddette "leggere" come la marijuana che quelle "pesanti come l'eroina o la cocaina) poiché inducono un peggioramento della qualità del liquido seminale ed hanno come i farmaci dopanti un effetto "castrante".

Sostanze come pesticidi, diserbanti, idrocarburi policiclici aromatici, composti alchilfenolici si comportano come alteratori ormonali impedendo il normale succedersi della citodifferenziazione dello spermatozoo.

L'età avanzata nell'uomo si associa a riduzione del volume dell'eiaculato, della motilità degli spermatozoi e ad aneuploidie spermatiche.

Inoltre alcune alterazioni dello spermiogramma possono essere indotte da farmaci assunti per patologie concomitanti. E' noto infatti l'effetto negativo sulla spermatogenesi di alcuni antibiotici (es gentamicina, streptomicina, ofloxacina, nitrofurantoina), della sulfalazina (utilizzata nelle patologie infiammatorie intestinali), dell'allopurinolo (utilizzato nell'iperuricemia). Altri farmaci possono interferire con l'eiaculazione (es gli alfa bloccanti utilizzati nell'adenomatosi prostatica), oppure determinano un calo della libido e/o disturbi dell'erezione (alcuni antipertensivi e diuretici) o infine annullando l'eiaculazione come alcuni antidepressivi SSRI. Infine si inizia a dimostrare come alcuni farmaci (es la paroxetina (utilizzata spesso nel trattamento dell'eiaculazione precoce) pur non determinando alterazioni dello spermiogramma determinano un significativo incremento della percentuale di frammentazione del DNA spermatico.

Esami per infertilità

L'esame standard del liquido seminale, detto spermiogramma, è l'esame di base nella valutazione clinica della coppia infertile e rappresenta il punto di partenza per un'eventuale trattamento con tecniche di PMA.
I parametri che determinano la qualità del seme forniscono informazioni sulla produzione di spermatozoi da parte dei testicoli, sulla pervietà e sulla funzionalità dell'apparato riproduttore maschile, sull'attività delle ghiandole accessorie e sulla capacità di eiaculare.
Benché l'analisi dello sperma non permetta una distinzione clinica tra pazienti fertili ed infertili, tuttavia, quando diminuisce la qualità del liquido seminale, diminuiscono in senso statistico le probabilità di concepimento.
Per una corretta esecuzione laboratoristica dell'esame è fondamentale la standardizzazione dell'analisi: da alcuni anni viene considerato come linea guida il manuale WHO (WHO laboratory manul for the Examination and processing of human semen, 2010
PARAMETRI SEMINALI STANDARD-VALORI DI RIFERIMENTO
Volume seminale ≥ 1.5 ml
pH ≥ 7.2
Concentrazione spermatozoi (milioni/ml) ≥ 15x 10milioni
Numero totale spermatozoi/eiaculato (milioni) ≥ 39x 10milioni
Motilità (%) ≥ 32% motilità progressiva (PR)
Morfologia (%) ≥ 4%
Vitalità (% ≥ 58%
Leucociti < 1milione/ml
Immunobead test o MAR test < 50% spermatozoi con particelle adese

 

RACCOLTA CAMPIONE
Il campione iniziale deve essere raccolto tramite masturbazione dopo un periodo di astinenza sessuale di un tempo minimo di 2 giorni ad un massimo di 7.
Rispettare il periodo di astinenza sessuale permette di paragonare i dati seminali a valori standard di normalità. Inoltre, un'astinenza troppo prolungata provoca accumulo di spermatozoi con possibile riduzione della motilità e alterazione della morfologia, mentre un'astinenza troppo breve o eiaculazioni frequenti nel periodo precedente la raccolta possono causare la riduzione del volume dell'eiaculato e del numero degli spermatozoi.
La raccolta tramite coito interrotto non è una modalità idonea in quanto si può verificare la perdita della prima frazione dell'eiaculato, che di solito contiene la più alta concentrazione di spermatozoi e può comportare una contaminazione del liquido seminale con secrezioni vaginali che possono interferire sulla motilità degli spermatozoi.
Essendo il campione molto sensibile a sbalzi di temperatura, è importante una volta compiuta la raccolta evitare escursioni termiche durante il trasporto del campione in laboratorio.
Condizioni febbrili di origine virale o batterica, terapie con farmaci, l'assunzione di anabolizzanti per uso “sportivo” e molti altri eventi patologici o terapeutici, possono interferire sulla qualità del campione seminale.
La valutazione della qualità dell'eiaculato prevede l'analisi di diversi parametri, alcuni valutabili macroscopicamente e altri valutabili al microscopio.
L'esame macroscopico prevede l'analisi di cinque parametri: aspetto, fluidificazione, viscosità, volume e pH; mentre all'esame microscopico vengono valutati: la concentrazione nemaspermica, la motilità, la morfologia, eventuale presenza di agglutinazioni, la vitalità e la presenza di cellule non spermatiche.
Consideriamo di seguito più dettagliatamente ciascun parametro:

 

ASPETTO
Il liquido seminale presenta visivamente un aspetto opaco e di colore bianco-grigiastro. Un'eventuale trasparenza del campione ndica generalmente riduzione della componente nemaspermica, mentre un'aspetto di colore giallastro o rossastro indicano, rispettivamente, un'elevata concentrazione di leucociti o emazie spesso entrambi segno di flogosi o infezione delle vie seminali.
Un campione seminale lattescente indica la presenza di una forte componente prostatica, tale aspetto è tipico nel caso di ostruzione delle vie genitali.

FLUIDIFICAZIONE
La fluidificazione del liquido seminale segue l'iniziale coagulazione. Se dopo 60 minuti la fluidificazione non è completa, si parla di fluidificazione ritardata, quadro compatibile con disturbi prostatici. La misurazione viene effettuata facendo percolare il liquido lungo le pareti della provetta osservando la qualità del liquido contro una sorgente luminosa.

VISCOSITA'
La misurazione della viscosità avviene facendo gocciolare il liquido da una pipetta, osservando come le gocce dovrebbero susseguirsi in maniera ritmica una dopo l'altra. Una diminuzione della viscosità può associarsi a scarsa componente cellulare spermatica e non; mentre l'aumento della viscosità visibile con la formazione di filamenti può derivare da uno stato di flogosi o da una patologia prostatica o delle vescichette seminali e può causare difficoltà al movimento degli spermatozoi, tanto da non consentire il raggiungimento del canale cervicale.

VOLUME
L'analisi del volume permette la valutazione della funzionalità delle ghiandole accessorie e della pervietà delle vie genitali. E' considerato normale nell'intervallo compreso tra 2 e 5 ml; le alterazioni del volume del liquido seminale possono essere caratterizzate dalla completa assenza di liquido seminale o dalla riduzione o aumento della sua quantità.
La condizione di completa assenza di fluido seminale si indica con il termine di “aspermia”; questo fenomeno può essere conseguente ad eiaculazione retrograda o a mancata fase di emissione del liquido seminale in uretra. Con il termine di “ipoposia” si intende la condizione in cui si ha un volume inferiore ai 2 ml; tale alterazione può essere dovuta ad una ridotta astensione dai rapporti sessuali o eiaculazioni, ad una raccolta seminale incompleta o a flogosi prostato-vescicolari.
Infine, nel caso in cui si abbia un aumento di volume (sopra ai 6 ml) si parla di “iperposia” e tale condizione può essere dovuta ad astinenza prolungata o alla presenza di flogosi prostato-vescicolari.
PH
Il pH seminale è alcalino, con valori di normalità compresi tra 7,2 e 7,8 . Valori superiori a 8 indicano generalmente patologie flogistiche mentre, variazioni nel senso opposto, con valori inferiori a 7, possono associarsi a patologie ostruttive dei dotti eiaculatori, a ipotrofie congenite o acquisite delle vescicole seminali.La seconda parte dell'analisi consiste nella valutazione dei parametri microscopici.

CONCENTRAZIONE NEMASPERMICA
La determinazione della concentrazione spermatica, espressa in milioni di spermatozoi per millilitro di seme, e il conteggio spermatico totale, espresso in milioni di spermatozoi per eiaculato, sono parametri importanti per valutare gli aspetti quantitativi della spermatogenesi. La determinazione della concentrazione spermatica può essere effettuata mediante l'utilizzo della camera di Neubauer e della camera di conta Makler, che è quella utilizzata nel nostro laboratorio. ( descrivo le camere?). Per effettuare il conteggio si dispone una goccia di liquido seminale sul portaoggetti della camera e lo si copre con il vetrino coprioggetto. Si utilizza un microscopio a contrasto di fase e si determina il numero degli spermatozoi presenti in 10 quadrati del reticolo; questo numero rappresenta la concentrazione degli spermatozoi in milioni per millilitro.
Oggi la normospermia si ottiene con un numero di spermatozoi > 15x106 ml e un numero di spermatozoi totali > 39x106.. Si definiscono le seguenti condizioni patologiche: “oligozospermia” quando il numero degli spermatozoi è < 15x106/ml, “azoospermia” quando si ha totale assenza di spermatozoi nell'eiaculato, “criptozoospermia” per campioni con una concentrazione < 1x106/ml e “polizoospermia” quando il numero degli spermatozoi è >250x106/ml.

MORFOLOGIA
La morfologia è un'altro interessante aspetto dello spermiogramma in quanto è uno dei parametri che meglio riflette la maturità e la capacità funzionale degli spermatozoi.
Lo spermatozoo maturo è costituito da una parte anteriore ovoidale detta “testa”, seguita da un sottile flagello detto “coda” diviso in un tratto intermedio, principale e finale. Ad unione delle due porzioni vi è una struttura detta “collo”. La testa è principalmente occupata dal nucleo che nella sua parte anteriore presenta una vescicola detta “acrosoma” la quale contiene gli enzimi necessari alla penetrazione della zona pellucida dell'ovocita. Sebbene sia possibile effettuare una prima grossolana valutazione della morfologia per un'analisi più accurata delle possibili anomalie è necessario compiere una colorazione del campione opportunamente preparato su vetrino.
Viene valutata entro 1 ora dall’eiaculazione, preferibilmente dopo mezzora dalla raccolta. Si valuta generalmente a fresco generalmente su un vetrino con coprioggetto da 22x22. Il preparato così ottenuto viene esaminato con ottica in contrasto di fase a 200x o 400x ingrandimenti e si contano 200 spermatozoi intatti (non contare code mobili senza la testa).

Le classi di motilità sono:

  • PROGRESSIVA (PR) – spermatozoi che si muovono rapidamente sia con moto rettilineo che in grossi cerchi senza tener presente della velocità, ma valutando la loro progressione.
  • NON PROGRESSIVA (NP) – spermatozoi che si muovono senza progressione, movimento in situ.
  • ASSENTE (IM) – spermatozoi immobili.

Una motilità normale è definita da una percentuale di spermatozoi con motilità progressiva (PR)
superiore al 32%. Per valori inferiori si parla di astenozoospermia.
I difetti che lo spermatozoo può presentare vengono così classificati:

  • Difetti della testa: larga, piccola, assotigliata, piriforme, rotonda, amorfa, acrosoma ridotto
  • Difetti del collo e del tratto intermedio: assente, angolato (il collo e la coda formano un angolo di novanta gradi) inserzione asimmetrica del tratto intermedio sulla coda, tratto intermedio spesso o irregolare, tratto intermedio sottile
  • Difetti della coda: corta, multipla, a forcina, rotta, angolata, arrotondata.

ZONE DI AGGLUTINAZIONE
Si definiscono agglutinazioni specifiche quelle in cui gli spermatozoi mobili aderiscono tra di loro, testa-testa, coda-coda o in forma mista.
La presenza di agglutinazioni non è sufficiente per dedurre una causa immunologica di infertilità, ma è suggestiva della presenza di anticorpi antispermatozoo.
Il test utilizzato è il MAR test o Immunobead che risulta patologico quando più del 50% degli
spermatozoi presenta particelle adese alla testa, al collo, o alla coda.

VITALITA'
La vitalità degli spermatozoi è definita dalla percentuale di cellule vive, valutata in laboratorio con un colorazione specifica. La percentuale di spermatozoi vitali viene valutata identificando quelli con membrana cellulare intatta, e cioè si valuta la loro capacità di non accettare sostanze dall'esterno. La valutazione va effettuata preferibilmente entro 30 minuti. La sostanza usata è l'eosina che va mescolata con uguale volume di liquido seminale; si distinguono le forme vive da quelle morte , osservando, in un campo, quanti spermatozoi risultano colorati di rosso ( spermatozoi morti) e quanti di bianco ( spermatozoi vivi) .
Le linee guida del WHO ritengono opportuno effettuare la valutazione della vitalità per campioni con meno del 40% di motilità progressiva. La presenza di un'ampia percentuale di spermatozoi vitali ma immobili può essere indicativa di alterazioni strutturali del flagello.

 

Test II livello

LO STUDIO DELLO STRESS OSSIDATIVO: Oggi ci si rende sempre più conto, almeno chi si occupa di infertilità ed ha a disposizione un equipe idonea, moderna ed efficiente di biologi che il solo SPERMIOGRAMMA, cioè il classico esame del liquido seminale, non da molte informazioni. Mancano soprattutto informazioni sulla funzionalità di tale liquido seminale. E' stato necessario pertanto trovare test nuovi come per esempio il TEST della FRAMMENTAZIONE del DNA SPERMATICO per avere informazioni maggiori sulla funzionalità degli spermatozoi. Studiando i motivi che inducono la frammentazione del DNA spermatico è risultato evidente come lo STRESS OSSIDATIVO (indipendentemente dalla sua origine) era uno delle cause più frequenti. Lo STRESS OSSIDATIVO, può essere a sua volta la conseguenza o il risultato di un processo infettivo della prostata o delle vie seminali. Ma ATTENZIONE: non è necessario avere INFEZIONE: basta anche una INFIAMMAZIONE per avere STRESS OSSIDATIVO. E qui si apre il grande capitolo delle infiammazioni prostatiche croniche, spesso asintomatiche (di cui parlerò ampiamente nel capitolo INFO). Sembra una cosa molto complessa: ma per la diagnosi occorre solo fare un semplice striscio delle secrezioni prostatiche che si ottengono dopo la visita prostatica. Anche in questo caso si tratta di un esame semplice, poco costoso ma ricco di informazioni per impostare un ragionamento clinico corretto.
In ultimo è di recentissima introduzione in commercio TEST per LO STUDIO DELLO STRESS OSSIDATIVO DEL LIQUIDO SEMINALE che sono in grado di fornire direttamente una valutazione del livello di stress all'interno del liquido seminale. Questo esame è di startegica importanza per evitare di fare cure a caso con i soliti INTEGRATORI per per cercare di ritagliare per ogni caso la cura più corretta.

La FRAMMENTAZIONE del DNA SPERMATICO: E’ un esame specialistico che sta assumendo sempre più interesse e sempre più spesso viene richiesto dagli andrologi per lo studio dell’infertilità maschile in quanto in grado sempre più ci si rende conto che esistono situazioni di infertilità che il comune esame del liquido seminale non riesce a dirimere. La frammentazione del DNA spermatico può attualmente fornire indicazioni importanti nella valutazione per un eventuale intervento correttivo di varicocele anche ad età avanzata, ma fornisce indicazioni correlate anche ai tassi di successo delle tecniche di PMA di I-II livello.
Il DNA spermatico rappresenta il patrimonio genetico paterno insito nella testa dello spermatozoo, patrimonio che deve essere trasportato integro fin nell’ovulo femminile, per fondersi col DNA di questo e dar luogo ad un altro individuo avente i caratteri genetici di entrambi i genitori.
Eventuali difetti di costituzione delle catene del DNA, prodottesi già durante la fase moltiplicativa della spermatogenesi, oppure la rottura di un singolo o addirittura del suo doppio filamento durante il difficile viaggio per raggiungere l’ovulo, possono influenzare l’esito delle fecondazioni. Uno spermiogramma con DNA inadeguato, che mostri frammentazioni o rotture, anche parziali, delle sue catene non può fertilizzare o, se riesce a farlo, dà luogo ad embrioni non vitali, che attecchiscono difficilmente o danno luogo ad aborti precoci. Normalmente spermatozoi con DNA frammentato sono presenti nel seme sia di soggetti fertili che infertili, ma è evidente che esiste un valore soglia di danno oltre il quale la fertilizzazione e il successivo sviluppo dell’embrione vengono compromessi. E’ noto che gli spermatozoi di soggetti oligozoospermici presentano maggiori alterazioni di mobilità e morfologia man mano che il disturbo si presenta in forma più accentuata ed è noto che gli oligozoospermici presentano percentualmente più danni nel loro DNA spermatico rispetto ai soggetti fertili. Coppie nelle quali il seme del partner esibisce una percentuale di spermatozoi con DNA frammentato superiore al valore soglia, hanno una ridotta probabilità di concepire naturalmente. Le frammentazioni del DNA spermatico compromettono non solo le fecondazioni spontanee ma anche quelle assistite e sono correlate negativamente con la frequenza di gravidanza in FIVET e in ICSI. Coppie infertili da causa maschile e candidate a una FIVET hanno un’indice di gravidanza del 19,5% se nel seme c’è un’alta percentuale di spermatozoi con DNA frammentato; questo indice sale al 34,65% nelle coppie in cui il partner maschile ha una bassa percentuale di spermatozoi con DNA frammentato. Le frammentazioni del DNA spermatico sono associate alla percentuale di insuccessi in ICSI. Per valori di spermatozoi con DNA frammentato inferiori al 18% la frequenza media di gravidanza è del 23,2% mentre per valori superiori e del 10%.

La condensazione deve assicurare protezione al materiale genetico durante il lungo e pericoloso viaggio nelle vie genitali femminili, rendendo la cromatina una struttura compatta, capace di resistere ai vari possibili traumi e/o alle variazioni chimico-enzimatiche a cui viene sottoposto lo spermatozoo nel difficile momento della penetrazione delle membrane ovocitarie. Il processo di condensazione della cromatina, iniziato nel testicolo continua nell’epididimo, cioè durante la migrazione dello spermatozoo verso l’esterno e viene completato nelle vescicole seminali, dove staziona in attesa di essere espulso.
Le frammentazioni del DNA spermatico contemplano un’origine multifattoriale:
1. possono essere il risultato di un difetto di maturazione della cellule (eiaculazioni troppo frequenti)
2. possono essere legate a un fenomeno apoptotico abortivo (pz. con oligoastenoteratozoospermia severa)
3. possono essere dovute a una situazione di stress ossidativi seminale. Con questo termine si intende uno sbilanciamento tra la produzione delle specie reattive dell’ossigeno, a cui gli spermatozoi sono molto sensibili, e la capacità antiossidante insita fisiologicamente nel seme per contrastarla. Vanno considerati come possibili portatori di frammentazioni del DNA spermatico quei maschi in cui esistono particolari condizioni cliniche: leucospermia, eccessivo fumo di sigaretta, uso di droghe, esposizione a tossine ambientali e industriali, varicocele, neoplasia del testicolo e terapie radianti e/o chemioterapie. Il trattamento con antiossidanti e con gonadotropine può ridurre il danno del DNA spermatico.

AGOASPIRATO TESTICOLARE: Tale tecnica proposta e sviluppata dal Prof Foresta dell’Università di Padova e dal suo gruppo permette in maniera rapida e mininvasiva di studiare l’epitelio germinativo del testicolo ed il processo di produzione degli spermatozoi. Permette di distinguere le forme di azoospermia (assenza di spermatozoi nel liquido seminale) ed oligospermia grave (scarsa presenza di spermatozoi nel liquido seminale) di natura ostruttiva da quelle di natura secretiva (distinguendo pertanto quelle forme nelle quali il testicolo non è in grado di produrre spermatozoi da quelle nelle quali li produce, ma non sono presenti nello sperma per ostruzione delle vie seminali). Inoltre permette di distinguere i difetti e la gravità degli stessi nella produzione degli spermatozoi indirizzando verso una terapia medica specifica. L’agoaspirazione viene eseguita in ambulatorio previa una anestesia da contatto (spray) con un sottile ago, con minimo discomfort del paziente. I quadri che emergono sono: normale, sindrome a cellule di Sertoli, blocco maturativo spermatogoniale/spermatocitico, ipospermatogenesi.

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